Cinelli supercorsa 1978

Un giro in bicicletta è una fuga dalla tristezza

cit di james Starrs

Ecco il racconto che nel 1997 il mitico Cino Cinelli (proprio quello divenuto famoso per i manubri e le sue biciclette) fece alla Gazzetta dello Sport ricordando il “suo” ciclismo.

Strade bianche: si mangiava polvere e fango. Tubolari piu’ larghi e pesanti mezzo chilo l’uno. Una corona davanti e la tripla dietro. I cerchi erano in legno. La ruota si poteva cambiare solo se era rotta, in caso di foratura bisognava arrangiarsi da soli. Il ciclismo degli anni Trenta, com’e’ facile immaginare, era molto diverso da quello di oggi.

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Marastoni 1950 cambio Parigi Roubaix

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Licinio Marastoni – sebbene meno famoso di altri telaisti italiani di fama mondiale come ad esempio Masi o De Rosa – può sicuramente essere annoverato nel Gotha degli artigiani che hanno fatto la storia della bicicletta.

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Le sue biciclette sono apprezzate dai collezionisti di tutto il mondo ed esistono diversi fan club a lui dedicati negli Stati Uniti ed in Giappone.

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Licinio è da considerare non un semplice telaista, ma un vero e proprio sarto della bicicletta. Curava ogni dettaglio maniacalmente, dalla posizione del ciclista in sella, all’aspetto estetico e funzionale dei suoi telai.

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Le Marastoni costavano mediamente più delle altre biciclette per le tante ore di mano d’opera impiegate, soprattuto quelle dedicate alla fase di limatura e rifinitura. Licinio infatti cercava la perfezione in ogni telaio.

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